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  • “Un po’ dentro, un po’ fuori”: a Radio 2 Caterpillar la voce del carcere di Bollate

    “Un po’ dentro, un po’ fuori”: a Radio 2 Caterpillar la voce del carcere di Bollate

    Un po’ dentro, un po’ fuori” è il titolo della puntata speciale andata in onda il 19 marzo 2024 su Radio 2 Caterpillar, realizzata in diretta dagli studi Rai di Corso Sempione a Milano e dal carcere di Bollate, per dare voce a chi troppo spesso non ne ha. Un’esperienza potente, in cui parole e immagini si sono intrecciate per raccontare la complessità della giustizia, della pena e del cambiamento.

    TGR Lombardia del 19 Marzo 2024: RADIO2 E CATERPILLAR AL CARCERE DI BOLLATE

    Il servizio integrale è disponibile sul portale Rai News:

    Una puntata che ha rotto il silenzio

    Con la rilettura dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij come spunto narrativo, la trasmissione ha creato un ponte tra il dentro e il fuori del carcere, ma soprattutto tra il dentro e il fuori delle persone. In scena: detenuti ed ex detenuti, familiari delle vittime della criminalità organizzata, studenti, giornalisti e operatori della giustizia. Voci raramente ascoltate si sono confrontate in un dialogo autentico, senza filtri.

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    A sinistra: il mio ritratto di Nuccio Di Mauro, ex detenuto. A destra: sopra, Antonio Tango, ex detenuto; sotto, Paolo Setti Carraro, familiare di vittima di mafia.

    La direttrice di Rai Radio 2, Simona Sala, ha definito l’iniziativa una “bella pagina di Servizio Pubblico” e ha ricordato come la radio, ancora una volta, si sia fatta luogo d’incontro:

    “Un bagno di realtà, di emozioni, che ha sfatato pregiudizi… Le persone in ascolto hanno riconosciuto il valore della radio che crea comunità.”

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    Il comunicato di RAI Ufficio Stampa riguardo l’evento.

    Illustrare in diretta: un’esperienza emotiva

    Durante tutta la puntata, il mio compito è stato illustrare ciò che veniva raccontato: un flusso di immagini che cercava di afferrare l’invisibile, di rappresentare ciò che si muove dentro l’animo umano quando si parla di carcere, colpa, giustizia, perdono.

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    La mia postazione durante il live painting in diretta negli studi di Radio 2 Caterpillar.

    Disegnare in tempo reale quelle emozioni è stato un gesto profondamente coinvolgente, in cui l’ascolto si è trasformato in gesto, e il gesto in testimonianza. Una forma di racconto che prova a restituire la complessità del vissuto umano quando il confine tra colpevole e vittima si fa meno netto e più profondamente umano.

    Il Gruppo della Trasgressione: dal carcere al cambiamento

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    Una delle illustrazioni realizzate a Radio 2 Caterpillar durante la diretta di “Un po’ dentro, un po’ fuori”.

    Protagonista invisibile eppure centrale dell’evento è stato anche il Gruppo della Trasgressione, fondato e guidato dallo psicoterapeuta Juri Aparo. Un progetto attivo da oltre vent’anni che riunisce detenuti, ex detenuti, studenti e operatori del settore in un dialogo aperto e costruttivo. Il gruppo lavora sull’autoconsapevolezza, sull’elaborazione della colpa e sulla costruzione di un ponte tra il reato e la possibilità di riscatto.

    Tra le testimonianze più toccanti della puntata, quelle di ex detenuti che, proprio grazie al Gruppo, hanno ritrovato un linguaggio, un’identità, una possibilità di riconoscersi come esseri umani. Uno di loro ha raccontato:

    “Sono tornato a essere una persona consapevole. Capace di provare emozioni.”

    Queste parole, così semplici e potenti, hanno trovato corpo nel mio disegno, che tentava di rappresentare quella rinascita invisibile ma concreta, nata dal confronto e dalla cura.

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    Una delle illustrazioni realizzate a Radio 2 Caterpillar durante la diretta di “Un po’ dentro, un po’ fuori”.

    La radio, l’arte e la Giustizia

    Questa puntata di Caterpillar ha dimostrato che la giustizia non è solo tribunali e sentenze, ma anche storie, errori, responsabilità condivise. E che l’arte e la radio possono essere strumenti profondi di comprensione e connessione.

    Attraverso la mia partecipazione come illustratore giudiziario, ho potuto toccare con mano quanta umanità esiste anche nelle pieghe del dolore e della colpa, e quanto sia importante raccontarla. Senza sconti, ma anche senza dimenticare la possibilità di cambiamento.

    Radio 2 Caterpillar "Un po' dentro, un po' fuori"
    L’illustrazione finale, realizzata dal vivo a Radio 2 Caterpillar, durante la diretta di “Un po’ dentro, un po’ fuori”.

    Credits

    Caterpillar in collaborazione con Lo Strappo. Quattro Chiacchiere sul crimine e il Gruppo della Trasgressione.

  • Processo Impagnatiello: il silenzio in aula davanti alle immagini del corpo di Giulia

    Processo Impagnatiello: il silenzio in aula davanti alle immagini del corpo di Giulia

    Milano, 12 Febbraio 2024.

    La seconda udienza del processo a carico di Alessandro Impagnatiello, accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano, si è svolta davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Milano. L’imputato, reo confesso, è chiamato a rispondere di omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi e vincolo affettivo, oltre che di occultamento di cadavere e procurata interruzione di gravidanza.

    Il portone dell'aula di Corte d’Assise d'Appello del Tribunale di Milano, dove si svolge il processo.
    Il portone dell’aula di Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Milano, dove si svolge il processo.

    Durante la deposizione, il maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano ha ricostruito le fasi del delitto attraverso una presentazione con immagini e documenti. Quando sullo schermo è apparsa la fotografia del ritrovamento del corpo di Giulia, Impagnatiello ha abbassato lo sguardo, portandosi le mani al volto, e in aula è calato un silenzio improvviso, denso di emozione.

    L'imputato, Alessandro Impagnatiello, abbassa lo sguardo alla vista delle foto riguardanti il ritrovamento del cadavere della vittima. Sullo sfondo, il Procuratore aggiunto Letizia Mannella e Antonella Bertoja, Presidente della Corte d'Assise di Milano. Illustrazione giudiziaria di Andrea Spinelli.
    L’imputato, Alessandro Impagnatiello, abbassa lo sguardo alla vista delle foto riguardanti il ritrovamento del cadavere della vittima. Sullo sfondo, il Procuratore aggiunto Letizia Mannella e Antonella Bertoja, Presidente della Corte d’Assise di Milano. Illustrazione giudiziaria di Andrea Spinelli.

    Le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella hanno chiesto di scorrere rapidamente la diapositiva, per non indugiare su un’immagine tanto drammatica. L’imputato, visibilmente provato, è rimasto immobile per tutto il tempo, mentre il pianto rompeva a tratti il silenzio della cella di sicurezza.

    L’avvocato Giovanni Cacciapuoti, parte civile, intervistato dai giornalisti all’uscita dell'aula.
    L’avvocato Giovanni Cacciapuoti, parte civile, intervistato dai giornalisti all’uscita dell’aula.

    La mia illustrazione giudiziaria ha cercato di fissare quell’istante, catturando la tensione sospesa dell’aula. TGCOM24, nel servizio firmato da Gigi Sironi, ha aperto il servizio proprio con il mio disegno realizzato durante l’udienza, in cui l’imputato è ritratto con lo sguardo basso, mentre sullo sfondo scorrono le immagini della ricostruzione.

    L'illustratore giudiziario Andrea Spinelli al lavoro in aula.
    L’illustratore giudiziario Andrea Spinelli al lavoro in aula.

    Nel corso dell’udienza sono emersi anche nuovi dettagli dalle indagini: le ricerche online effettuate da Impagnatiello nei mesi precedenti al delitto — “veleno per topi in gravidanza”, “quanto veleno serve per uccidere una persona”, “cloroformio” — che secondo l’accusa proverebbero la premeditazione del gesto.

    Bozza dell'illustrazione giudiziaria realizzata da Andrea Spinelli prima della colorazione ad acquerello.
    Bozza dell’illustrazione giudiziaria realizzata da Andrea Spinelli prima della colorazione ad acquerello.

    Rassegna stampa

    TGCOM24 – Impagnatiello a processo, in aula la foto del corpo di Giulia. Illustrazione giudiziaria di Andrea Spinelli.

    TGCOM24Impagnatiello a processo, in aula la foto del corpo di Giulia di Gigi Sironi

  • ANSA racconta l’Arte Giudiziaria “Fra istantanee e acquerelli”

    ANSA racconta l’Arte Giudiziaria “Fra istantanee e acquerelli”

    ANSA ha realizzato “Fra istantanee e acquerelli: ‘Cosi ritraggo gli imputati in tribunale’”, un approfondimento sulla mia attività di illustratore giudiziario, un mestiere ancora poco conosciuto in Italia ma importante per documentare visivamente i processi in cui le telecamere non sono ammesse. In questa intervista racconto il mio approccio artistico, il metodo che utilizzo per catturare i momenti salienti delle udienze e l’impatto emotivo di alcuni dei casi più rilevanti che ho seguito. Il servizio è di Alessandro Boldrini.

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Trascrizione

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    I miei lavori partono sempre da uno schizzo a matita che cerco di fare in modo molto rapido per poi essere ripreso con la tecnica dell’acquerello. Do un fondo abbastanza uniforme e poi finisco i lavori compensando tutti i dettagli. In mezzo a tutto questo processo c’è anche una continua attenzione nei confronti di quello che accade nell’aula, come se io scattassi tante piccole fotografie nella mia testa e le riportassi poi unendole in un unico mashup sul foglio.

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Mi chiamo Andrea Spinelli, sono un illustratore giudiziario e mi occupo di ritrarre quello che accade nelle aule di tribunale sul modello americano dei courtroom sketchers.

    Ho cercato di portare questo tipo di arte nelle aule di tribunale italiane, in particolare qui al Tribunale di Milano, dove abbiamo avviato questa sperimentazione.

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Il progetto nasce nel settembre del 2022, quando propongo appunto quest’idea al Tribunale di Milano, dove trovo l’avallo del presidente Fabio Roia, che appunto mi fornirà poi tutti gli strumenti per iniziare questo tipo di attività. Comincio dalla Corte d’Assise, e proprio qui si svolgono le udienze che hanno anche un forte impatto emotivo: è uno degli aspetti sicuramente più interessanti da carpire attraverso questo tipo di arte.

    Tra i procedimenti che sto seguendo, quello a carico di Alessia Pifferi, imputata per aver lasciato morire la figlia di due anni, sicuramente è uno dei processi che ha avuto un impatto emotivo molto forte, anche a livello personale, non solo sulla popolazione. È qui che ho riscontrato le prime difficoltà e i primi dilemmi, se vogliamo etici, nel ritrarre ciò che accade all’interno delle aule. Per quanto poi il mio strumento si presti sicuramente a una narrazione più morbida, più dolce rispetto magari alle riprese tradizionali (audiovisive), non sono comunque esente da questo tipo di attenzioni che devo rivolgere nei confronti dell’imputato e delle parti.

    Mi ha colpito tantissimo lo sguardo vuoto di Alessia Pifferi quando ha reso la sua testimonianza. Ho visto proprio una persona assente.

    Un altro procedimento interessante è sicuramente quello nei confronti di una donna condannata recentemente in primo grado per l’omicidio della propria madre, della quale aveva deprezzato il cadavere nascondendolo per diversi mesi nella vasca da bagno. Un omicidio sicuramente molto rude, efferato. Mi ha colpito la condizione sociale, di vita ed economica dell’imputata. Il ritratto della condanna è stato un momento molto sentito, molto emotivo, che ho voluto immortalare.

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Il processo ad Alessandro Impagnatiello è il processo che ha avuto l’impatto mediatico più importante al quale ho assistito. Ho vissuto questo impatto essendo posizionato, per questioni di spazio, vicino alla stampa. Ho visto l’immagine di questa persona che è stata portata in cella all’interno dell’aula e che ha tenuto il capo chino per tutto il tempo, per poi alzare lo sguardo solamente per asciugarsi le lacrime. Un’immagine che ho deciso di catturare anche per la sua importanza emotiva.

    ANSA – Fra istantanee e acquerelli "Cosi ritraggo gli imputati in tribunale", speciale sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    L’acquerello è una tecnica che, oltre alla velocità, ha la qualità di essere molto espressiva. Io ricerco sempre un equilibrio tra questo aspetto, l’espressività della tecnica e l’occhio, diciamo, giornalistico, se vogliamo, di racconto dei fatti, di quello che accade. Quindi è un insieme di diversi punti di vista che poi compongo in una singola immagine.

  • Il Presidente della Corte d’Assise di Milano Ilio Mannucci Pacini sull’illustrazione giudiziaria

    Il Presidente della Corte d’Assise di Milano Ilio Mannucci Pacini sull’illustrazione giudiziaria

    Il Dott. Ilio Mannucci Pacini, Presidente della Corte d’Assise del Tribunale di Milano (fino al Novembre 2023), esprime la sua opinione sull’illustrazione giudiziaria, soffermandosi sulla delicatezza di tale narrazione e sulla relativa utilità all’interno del processo penale italiano.

    La trascrizione dell’intervento:

    “Due cose, direi. La prima, è che rispetto ad altri ordinamenti processuali, con la possibilità che il processo italiano ha di vedere utilizzate le macchine fotografiche, le telecamere, rende meno esclusiva la rappresentazione delle fasi processuali attraverso il suo lavoro, cioè quello del disegnatore. Perché, appunto, sappiamo che negli Stati Uniti, forse anche in Inghilterra, vi è un divieto di accesso all’aula d’udienza delle fotocamere e delle videocamere, per cui il disegnatore è la persona che in via esclusiva rappresenta graficamente le dinamiche che avvengono nel processo. Quindi questo è, dal punto di vista della comunicazione, un dato significativo, da valutare, rispetto al nostro ordinamento processuale.

    Non commento i profili artistici che, appunto, non sono oggetto di questo nostro piccolo intervento, ma dal punto di vista processuale posso dare atto che lo strumento del disegno è indubbiamente meno invasivo rispetto a quello che, normalmente, viene utilizzato per rappresentare imputati, testimoni, fatti dal processo, gli stessi giudici. Perché ha una delicatezza, una minore violenza nel carpire le espressioni. Questo è un dato che le ho fatto presente da subito, nel senso che tutte le parti, vedendosi rappresentate nei disegni, si sentono meno invase dallo strumento. Tanto che, posso dare atto che nei processi l’autorizzazione a essere rappresentata attraverso i disegni non è mai stata negata da nessuno, mentre alcuni, o molti, a seconda delle situazioni, negano l’autorizzazione a essere fotografati o ripresi dalla videocamera. Questo è un dato che è legato allo strumento, al mezzo che viene utilizzato che è indubbiamente più dolce, mi verrebbe da dire, inteso nel senso che il rapporto che si instaura con la persona rappresentata è meno invasivo e, quindi, da questo punto di vista, crea indubbiamente all’interno delle dinamiche processuali minore tensione, minore conflittualità, forse anche minore violenza. Perché a volte l’immagine cruda è un’immagine che rappresenta anche stati d’animo, condizioni, situazioni di tensione che possono non far piacere a chi si vede rappresentato.

  • L’Arte giudiziaria al TG1: il primo illustratore giudiziario d’Italia

    L’Arte giudiziaria al TG1: il primo illustratore giudiziario d’Italia

    Il TG1 dedica un approfondimento sull’Arte Giudiziaria. Il servizio, a cura di Elena Fusai, racconta la mia esperienza come primo illustratore giudiziario d’Italia, una figura professionale già consolidata negli Stati Uniti e ora sperimentata nei tribunali italiani. Attraverso i miei schizzi, narro i processi dall’interno delle aule, laddove le telecamere non possono entrare, restituendo un punto di vista visivo ed artistico sul dibattimento.

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Trascrizione

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Alessio Zucchini: È il primo illustratore giudiziario d’Italia: con i suoi disegni racconta i processi, come accade negli Stati Uniti. Elena Fusai lo ha incontrato al Tribunale di Milano, dove è partita una sperimentazione.

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Elena Fusai: L’udienza inizia. Andrea estrae fogli, matita e acquerelli. Sul banco degli imputati c’è una cinquantasettenne, accusata di aver ucciso l’anziana madre e di averne nascosto il corpo, a Maggio.

    Lui la ritrae dietro alle sbarre, mentre una testimone risponde al Pm. È il primo illustratore giudiziario d’Italia.

    Entra nelle aule del Tribunale di Milano, dove le telecamere dei cronisti non sono ammesse, e con i suoi schizzi racconta il dibattimento.

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.
    TG 1 RAI – Servizio sull’Arte giudiziaria con intervista all’illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Andrea Spinelli: Sono un grande appassionato di crime. Parte fondamentale del mio lavoro è ritrarre dal vivo contesti e situazioni, e quindi mi sono detto: perché non unire queste due realtà?

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Elena Fusai: L’idea gli è venuta vedendo i film americani. L’ha proposta al presidente del Tribunale, Fabio Roia, e da lì è partita la sperimentazione. Per ora ha solo valore artistico: è una novità nel processo penale, che sarà sottoposta all’Ordine degli Avvocati.

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.

    Negli Stati Uniti, la pratica di dipingere dal vivo le fasi rilevanti dei procedimenti è una tradizione che va avanti dal XIX secolo, in alternativa alle riprese televisive.

    Andrea Spinelli: Questo è il primo processo che ho seguito. Ho voluto ritrarre la disperazione nel momento in cui è stata pronunciata la sentenza.

    Elena Fusai: I magistrati hanno accolto con curiosità le sue tavole.

    Andrea Spinelli: Possono offrire un filtro, quello dello sguardo di un disegnatore che cerca di trasmettere la parte più emozionale ed empatica del processo.

    TG 1 RAI – Servizio sull'Arte giudiziaria con intervista all'illustratore giudiziario Andrea Spinelli.
  • Sky TG24 racconta l’udienza di Alessia Pifferi in Corte d’Assise: il dramma in aula

    Sky TG24 racconta l’udienza di Alessia Pifferi in Corte d’Assise: il dramma in aula

    Sky TG24 ha documentato l’udienza del processo ad Alessia Pifferi tenutasi il 19 settembre 2023 presso la Corte d’Assise di Milano, in cui l’imputata è accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte della figlia Diana. Il servizio, firmato dalla giornalista Diletta Giuffrida, mostra momenti di grande tensione e include anche una delle illustrazioni giudiziarie da me realizzate in aula.

    Il servizio integrale è disponibile sul portale Sky:


    Un’aula sospesa nel silenzio

    Il comportamento di Alessia Pifferi in aula è apparso distaccato, quasi assente. “Il suo sguardo resta fisso per ore in un punto indefinito dell’aula”, racconta Giuffrida nel servizio televisivo.
    La donna ha risposto alle domande del Pubblico Ministero De Tommasi, spiegando perché avesse lasciato sola la figlia anche in altre occasioni.

    Alessia Pifferi viene interrogata dal Pm Francesco De Tommasi.
    Alessia Pifferi viene interrogata dal Pm Francesco De Tommasi. © Andrea Spinelli 2023

    Pifferi: “Le lasciavo due biberon di latte e due bottigliette di acqua e una di teuccio.”
    Pm: “E quando tornava in che stato la trovava?”
    Pifferi: “Bene, tranquilla.”


    Le dichiarazioni in aula: un drammatico quadro personale

    Durante l’interrogatorio, Pifferi ha ammesso che anche in passato aveva lasciato la figlia da sola. Secondo la sua versione, non pensava che potesse accadere qualcosa di irreparabile.

    Sky TG24 – Processo Pifferi, l'imputata pensavo latte bastasse
    Sky TG24 – Processo Pifferi, l’imputata: “pensavo latte bastasse”.

    Pifferi: “Io pensavo che quello il biberon che l’avevo lasciato bastasse.”

    L’avvocato difensore, Alessia Pontenani, ha portato in aula il referto delle psicologhe del carcere: un quoziente intellettivo di 40, tra i più bassi registrati, e la diagnosi di una percezione alterata del tempo e della realtà.

    Sky TG24 – Processo Pifferi, l'imputata pensavo latte bastasse
    L’avvocato difensore Alessia Pontenani.


    Una famiglia divisa: la sorella parte civile

    Presente in aula anche la sorella dell’imputata, Viviana Pifferi, che si è costituita parte civile insieme alla madre. Alla domanda della giornalista Diletta Giuffrida, se avesse mai pensato di coinvolgere i servizi sociali, ha dichiarato:

    Sky TG24 – Processo Pifferi, l'imputata pensavo latte bastasse
    La sorella dell’imputata, Viviana Pifferi.

    Essendo in grado di intendere e di volere, doveva farlo lei.

    Un passaggio che evidenzia la profonda frattura familiare e l’isolamento in cui viveva l’imputata.


    L’illustrazione giudiziaria in aula: il disegno che racconta l’assenza

    In questa udienza particolarmente intensa, la mia illustrazione giudiziaria è stata ripresa e mostrata nel servizio di Sky TG24.
    Un’immagine che documenta la scena e cattura l’atmosfera sospesa, la tensione e la distanza emotiva dell’imputata.

    Sky TG24 – Processo Pifferi, l'imputata pensavo latte bastasse
    L’illustratore giudiziario Andrea Spinelli mentre ritrae l’udienza.

    Trascrizione del servizio

    Il suo sguardo resta fisso per ore in un punto indefinito dell’aula, mentre il Pubblico ministero le chiede conto di quei sei drammatici giorni del luglio 2022, quando dopo averla abbandonata da sola in casa, trovò sua figlia Diana, 18 mesi appena, morta di stenti nella sua culla. Sembra quasi non rendersi conto di dove si trovi Alessia pifferi, 37 anni, rossetto rosso e rosario al collo, che davanti alla Corte d’Assise di Milano deve ora rispondere di omicidio volontario pluriaggravato.

    Tra decine di “non ricordo” ammette che sì, era capitato altre volte che lasciasse la figlia da sola in casa.

    Alessia Pifferi: “Le lasciavo due biberon di latte e due bottigliette di acqua e una di teuccio.
    Pm De Tommasi: “…di teuccio. E quando tornava in che stato la trovava?”
    Alessia Pifferi: “Bene, tranquilla”.

    Lo scorso luglio Alessia Pifferi fa quello che aveva fatto altre volte e non pensava, dice, potesse capitare una cosa del genere.

    Alessia pifferi: “Io pensavo che quello il biberon che l’avevo lasciato bastasse”.
    Pm: “Sa che conseguenze può avere l’assenza di cibo, di acqua, di liquidi, lei lo sa? O non sa nemmeno questo adesso?”
    Alessia pifferi: “Io le chiedo gentilmente di non sgridarmi, per favore”.

    Alessia Pifferi viveva nella casa di famiglia con i soldi che le mandava la madre dalla Calabria, 150, 200 euro al mese. Non sa chi è il padre di Diana, non sapeva, dice nemmeno di essere incinta.

    Avv. Alessia Pontenani: “Le psicologhe del carcere, bravissime, l’hanno vista 29 volte. Alessia Pifferi ha un quoziente intellettivo di 40, che è all’uno percentile rispetto alla popolazione. Vede tutto come se fosse una diapositiva. Vede il momento, non ha idea del tempo che passa”.

    In aula c’è la sorella dell’imputata Viviana Pifferi, lei vive a Milano e con la madre si è costituita parte civile contro Alessia. “Ha recitato tutta la vita”, dice, a favore di telecamere, “per lei la colpa è sempre degli altri”.

    Diletta Giuffrida: “Ha mai pensato di chiamare i servizi sociali per aiutare sua sorella, per esempio? Viviana Pifferi: “Essendo in grado di intendere e di volere, doveva farlo lei”.

    Diletta Giuffrida, Sky TG24.

  • Il Presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia sull’Arte Giudiziaria

    Il Presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia sull’Arte Giudiziaria

    Il Dott. Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano, esprime la sua opinione sull’Arte Giudiziaria soffermandosi sugli aspetti pratici e di utilità di tale pratica nell’ambito giudiziario e al prossimo coinvolgimento del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

    Di seguito la trascrizione dell’intervento:

    “Al Tribunale di Milano abbiamo pensato di partire con questa nuova idea dell’Arte giudiziaria, una forma di rappresentazione che non viene realizzata attraverso i normali mezzi di ripresa audio-visiva ma tramite un linguaggio artistico che il nostro Andrea Spinelli, a mio dire molto bravo, attento e all’avanguardia, ha voluto proporre.

    Non ritengo si tratti di un passo indietro rispetto alla tecnologia ma piuttosto di un passo avanti, un’occasione di riflessione. Si tratta di una forma che offre la possibilità di riprendere in maniera meno aggressiva i volti e le espressioni dei protagonisti del processo penale; coniuga un velo di attualità e di cronaca giudiziaria ma anche, soprattutto, di arte. È inoltre molto idonea in quei casi che richiedono particolare attenzione all’ordine pubblico e alla sicurezza dell’udienza penale; trova perciò applicazione laddove i mezzi normali di ripresa audiovisiva non possono avere accesso alle aule di udienza.

    Come Tribunale di Milano cercheremo di implementare questa forma sperimentale attraverso il coinvolgimento del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. I giudici del Tribunale di Milano, in particolare il settore penale, hanno risposto in maniera positiva alla sperimentazione. Sono state diverse le esperienze che il Dott. Artista Andrea Spinelli ha voluto realizzare nelle nostre aule di udienza, partendo dalla Corte di Assise che celebra normalmente i processi per omicidio o per i crimini che vengono avvertiti dalla popolazione come i più efferati.

    Credo che l’Arte giudiziaria sia una strada da perseguire, da implementare e da esportare in altri Tribunali perché, ripeto, non si tratta di un passo indietro rispetto alla tecnologia ma di accettare, vivere e descrivere una vicenda processuale penale che deve avere anche dei tratti di continenza negli interessi di tutti: dell’imputato, della vittima, delle persone che sono chiamate a testimoniare e dei soggetti del processo quali i giudici, il pubblico ministero e l’avvocato”.

  • Il Presidente della Sezione Sesta Penale di Milano Paolo Guidi sull’Arte Giudiziaria

    Il Presidente della Sezione Sesta Penale di Milano Paolo Guidi sull’Arte Giudiziaria

    Il Dott. Paolo Guidi, Presidente della Sesta sezione penale (criminalità organizzata) del Tribunale di Milano, esprime la sua opinione sull’Arte Giudiziaria soffermandosi sugli aspetti artistici e filosofici a cavallo tra arte e diritto.

    Di seguito la trascrizione dell’intervento:

    “Quando è stata proposta questa iniziativa attinente il live painting, inizialmente sono rimasto sorpreso; poi però mi ha colpito favorevolmente perché ho cominciato a riflettere meglio su questa forma d’arte. Mi sono documentato da un punto di vista storico e quindi ho fatto delle riflessioni.

    Per quanto mi riguarda sono molto attratto dalle arti grafiche in generale, dalla storia dell’arte e in particolare dal cinema. Mi sono chiesto, nel momento in cui tutti noi possiamo scattare una foto, fare un video e quindi fare una rappresentazione in tempo reale di qualsiasi realtà, quale può essere il futuro di un’arte come l’arte pittorica, il disegno, in questo tipo di situazione?

    Ecco, l’attività del live painting mi ha in qualche modo dato una risposta. È come se l’artista pittorico in questo modo riuscisse a competere sullo stesso piano di chi si occupa di fotografia e di cinema. In che modo? Cercando di catturare anche lui in tempo reale quello che succede in una certa realtà sociale. E quindi il terreno di elezione – e anche questo mi ha colpito – può essere proprio quello di alcune rappresentazioni come le manifestazioni sociali, i concerti, il teatro, luoghi di aggregazione sociale dove le persone si incontrano e tengono atteggiamenti molto particolari.

    Con un passaggio ulteriore divengono terreno di elezione anche il tribunale e l’attività processuale, proprio per il fatto che anche qui siamo di fronte a una rappresentazione sociale dove noi abbiamo necessità di ricostruire quello che è successo sulla base dei ricordi delle persone che sfilano in tribunale e della manifestazione delle loro emozioni. E poi abbiamo tutta l’attività di comunicazione persuasiva delle parti che si manifesta anch’essa con le parole, il tono della voce ma anche con alcune espressioni e gesti teatrali. Poi c’è il giudice che per definizione è fermo sul posto ma anche lui, immancabilmente, ha le sue espressioni.

    Ecco, a me pare che tutto questo contesto si presti molto bene all’attività artistica del live painter che a differenza dell’arte visiva in senso stretto, può con un’unica opera rappresentare l’intera mattinata di un processo, cogliendo via via una serie di espressioni, cercando di rappresentarle cumulativamente. In questo senso, trovo che l’Arte giudiziaria sia molto interessante e che può avere successo sotto vari profili; per quanto mi riguarda, da operatore del diritto e da “attore” dell’attività teatrale processuale, lo trovo molto interessante e stimolante, perciò sono molto contento di aver appreso qualcosa a riguardo.”

  • L’Avvocato Alessia Pontenani sull’Arte Giudiziaria

    L’Avvocato Alessia Pontenani sull’Arte Giudiziaria

    L’Avvocato Alessia Pontenani esprime la sua opinione sull’Arte Giudiziaria evidenziandone l’utilità come strumento alternativo alle riprese video e fotografiche.

    Di seguito la trascrizione dell’intervento:

    “Mi si chiede un breve intervento dopo quello del dottor Roia. Quindi, sono sono sicuramente lusingata di questa breve intervista. Sono stata “vittima” di Andrea che ha fatto degli schizzi splendidi durante un processo che si sta svolgendo a Milano [il processo ad Alessia Pifferi]. È la prima volta che accade.

    Abbiamo dato l’autorizzazione perché è un’iniziativa bellissima, sicuramente migliore di quello che può essere la ripresa con una videocamera, perché le telecamere possono infastidire. Tutte le persone sono infastidite dalle videocamere, anche gli avvocati. E invece un ritratto fatto in aula è una cosa nuova, che non è mai successa ed è sicuramente una cosa splendida, perché rimane un ricordo di un processo, di un momento.

    Andrea è assolutamente discreto, nessuno di noi si è mai accorto di essere ritratto, disegnato. Ho visto tutti i suoi acquerelli che ho scoperto, tra l’altro, essere realizzati direttamente in aula: visto che nessuno se ne accorge, neanche io mi ero accorta che colorasse anche gli schizzi.

    È bello perché ricorda un po’ i film americani, quindi è divertente. Anzi, se fosse possibile io addirittura vieterei le telecamere e autorizzerei solo i ritratti, proprio come accade nei film, perché sono più discreti, non danno fastidio e non non agitano i testimoni. Tante volte i testimoni non vogliono essere ripresi dalle telecamere mentre nessuno si oppone ai disegni. Quindi sicuramente è un’arte che va sviluppata e va approfondita.

    Andrea riesce a cogliere l’attimo, quello che le telecamere magari non riescono a fare, perché nessuno stampa poi un’immagine singola di una ripresa televisiva. Invece, un ritratto rimane per sempre. Andrea oltretutto è molto bravo, io ho due ritratti che mi ricorderanno sempre certi momenti vissuti in aula, li appenderò in questa in questa stanza.

    È un’iniziativa che spero che si diffonda, spero che Andrea possa continuare a svolgerla in tutte le aule dei tribunali, anche durante altri processi, magari meno “importanti” di questo o nelle aule delle direttissime, con altri giudici, altri soggetti, altri imputati. 

    È una bella iniziativa che non infastidisce nessuno e che tutti trovano molto interessante. È la prima volta che succede da quello che ho capito, da quello che mi è stato confermato è l’apripista quindi mi auguro che Andrea possa continuare a farlo magari anche in altri fori e che ci siano altre persone che seguano il suo esempio.

    Lo ringrazio anche per avermi dato l’opportunità di dire queste poche parole a riguardo”.

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