ANSA ha realizzato “Fra istantanee e acquerelli: ‘Cosi ritraggo gli imputati in tribunale’”, un approfondimento sulla mia attività di illustratore giudiziario, un mestiere ancora poco conosciuto in Italia ma importante per documentare visivamente i processi in cui le telecamere non sono ammesse. In questa intervista racconto il mio approccio artistico, il metodo che utilizzo per catturare i momenti salienti delle udienze e l’impatto emotivo di alcuni dei casi più rilevanti che ho seguito. Il servizio è di Alessandro Boldrini.

Trascrizione

I miei lavori partono sempre da uno schizzo a matita che cerco di fare in modo molto rapido per poi essere ripreso con la tecnica dell’acquerello. Do un fondo abbastanza uniforme e poi finisco i lavori compensando tutti i dettagli. In mezzo a tutto questo processo c’è anche una continua attenzione nei confronti di quello che accade nell’aula, come se io scattassi tante piccole fotografie nella mia testa e le riportassi poi unendole in un unico mashup sul foglio.

Mi chiamo Andrea Spinelli, sono un illustratore giudiziario e mi occupo di ritrarre quello che accade nelle aule di tribunale sul modello americano dei courtroom sketchers.
Ho cercato di portare questo tipo di arte nelle aule di tribunale italiane, in particolare qui al Tribunale di Milano, dove abbiamo avviato questa sperimentazione.

Il progetto nasce nel settembre del 2022, quando propongo appunto quest’idea al Tribunale di Milano, dove trovo l’avallo del presidente Fabio Roia, che appunto mi fornirà poi tutti gli strumenti per iniziare questo tipo di attività. Comincio dalla Corte d’Assise, e proprio qui si svolgono le udienze che hanno anche un forte impatto emotivo: è uno degli aspetti sicuramente più interessanti da carpire attraverso questo tipo di arte.

Tra i procedimenti che sto seguendo, quello a carico di Alessia Pifferi, imputata per aver lasciato morire la figlia di due anni, sicuramente è uno dei processi che ha avuto un impatto emotivo molto forte, anche a livello personale, non solo sulla popolazione. È qui che ho riscontrato le prime difficoltà e i primi dilemmi, se vogliamo etici, nel ritrarre ciò che accade all’interno delle aule. Per quanto poi il mio strumento si presti sicuramente a una narrazione più morbida, più dolce rispetto magari alle riprese tradizionali (audiovisive), non sono comunque esente da questo tipo di attenzioni che devo rivolgere nei confronti dell’imputato e delle parti.
Mi ha colpito tantissimo lo sguardo vuoto di Alessia Pifferi quando ha reso la sua testimonianza. Ho visto proprio una persona assente.

Un altro procedimento interessante è sicuramente quello nei confronti di una donna condannata recentemente in primo grado per l’omicidio della propria madre, della quale aveva deprezzato il cadavere nascondendolo per diversi mesi nella vasca da bagno. Un omicidio sicuramente molto rude, efferato. Mi ha colpito la condizione sociale, di vita ed economica dell’imputata. Il ritratto della condanna è stato un momento molto sentito, molto emotivo, che ho voluto immortalare.

Il processo ad Alessandro Impagnatiello è il processo che ha avuto l’impatto mediatico più importante al quale ho assistito. Ho vissuto questo impatto essendo posizionato, per questioni di spazio, vicino alla stampa. Ho visto l’immagine di questa persona che è stata portata in cella all’interno dell’aula e che ha tenuto il capo chino per tutto il tempo, per poi alzare lo sguardo solamente per asciugarsi le lacrime. Un’immagine che ho deciso di catturare anche per la sua importanza emotiva.

L’acquerello è una tecnica che, oltre alla velocità, ha la qualità di essere molto espressiva. Io ricerco sempre un equilibrio tra questo aspetto, l’espressività della tecnica e l’occhio, diciamo, giornalistico, se vogliamo, di racconto dei fatti, di quello che accade. Quindi è un insieme di diversi punti di vista che poi compongo in una singola immagine.

