Milano, 21 Ottobre 2024.
Durante l’11ª udienza del processo a carico di Alessandro Impagnatiello, accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano, conosciuto come “Delitto di Senago”, la parola passa ai periti della Corte. Il loro compito: determinare se l’imputato fosse in grado di intendere e di volere al momento del fatto.
Questo articolo unisce arte e diritto, in collaborazione con la Dott.ssa Malikah D. Occhipinti, praticante avvocato abilitato.
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L’udienza e il cambiamento
“I reati non li fanno solo le persone disturbate. L’essere umano può fare cose drammatiche senza disturbi.”
Con queste parole, i periti della Corte aprono un’udienza intensa e rivelatrice.
È passato quasi un anno dall’inizio del processo, e Alessandro Impagnatiello appare profondamente cambiato: capelli corti, sguardo attento rivolto alla Corte, volto privo di barba. Il suo atteggiamento riflette il clima di analisi psicologica che domina la giornata.

La “rabbia fredda” e il controllo
La perizia mette in luce una rabbia che non si manifesta apertamente, ma che si nasconde dietro il controllo. I periti parlano di “rabbia fredda”: una tensione trattenuta, legata a un senso di sconfitta e non a un impulso incontrollato.
Secondo la Dott.ssa Galletta, consulente di parte civile, l’imputato presenta tratti narcisistici: incapacità di provare empatia e costante bisogno di controllo. Impagnatiello stesso si è descritto come “un giocatore di scacchi con due pedine tra le mani, Giulia e Allegra”, ammettendo: “Non sapevo che cosa fare.”

Alessitimia e distacco emotivo
Quando i periti gli chiedono cosa provasse prima, durante e dopo il fatto, Impagnatiello non riesce a rispondere. Ripercorre i momenti dell’omicidio con lucidità, ma senza alcuna risonanza emotiva. Gli esperti parlano di alessitimia, ossia l’incapacità di riconoscere e descrivere i propri stati d’animo.
Questo distacco emotivo non è sinonimo di follia, ma di un controllo estremo delle emozioni.
Ricordo e realtà
Impagnatiello sostiene di non essersi reso conto del numero delle coltellate inferte a Giulia. I periti Ciliberti e Rocca chiariscono che non si tratta di una perdita di contatto con la realtà, ma di una reazione fisiologica a uno stato di stress acuto. Il vuoto di memoria è, secondo loro, una conseguenza psicologica dello shock.
La conclusione della perizia
I periti della Corte escludono qualsiasi infermità mentale. Secondo la loro relazione, Alessandro Impagnatiello era perfettamente capace di intendere e di volere al momento del fatto. Una conclusione che conferma la lucidità dell’imputato e chiude una delle udienze più attese del processo.
Rassegna stampa


SkyTG24 – Processo Impagnatiello, periti: imputato lucido e capace

