Siedo a pochi metri dal Procuratore Generale Lucilla Tontodonati. Osservo l’enorme quantità di documenti e faldoni sul tavolo. Il Procuratore Generale poggia una mano su di essi mentre espone la sua requisitoria — oltre due ore di intervento — in cui chiede l’ergastolo per l’imputata Alessia Pifferi.
@ Andrea Spinelli 2025. Il Procuratore Generale Lucilla Tontodonati, sommersa dai faldoni del processo, espone la propria requisitoria davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, presieduta da Ivana Caputo.
Alla vista di quei faldoni ripercorro mentalmente i due anni e mezzo trascorsi dalla prima udienza, l’8 maggio 2023, nella Corte d’Assise di Milano. Allora in aula c’erano pochi giornalisti e qualche telecamera. Oggi, invece, la presenza mediatica è massiccia.
Quando arriva il turno dell’avvocata Alessia Pontenani, la sua arringa è breve ma ferma:
“Non si può chiedere resipiscenza ad Alessia Pifferi, perché non è in grado di comprendere le sue responsabilità.”
@ Andrea Spinelli 2025. Panoramica dell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Milano durante l’udienza conclusiva del processo a carico di Alessia Pifferi. In aula, tra giornalisti, studenti e pubblico, si attende la sentenza. Sullo sfondo, la presidente Ivana Caputo.
Poi la Corte si ritira, annunciando un paio d’ore di attesa che diventano almeno tre. Il tempo si congela, la tensione cresce di minuto in minuto. Chi è in aula azzarda previsioni, ognuno con le proprie ragioni.
Quando i giudici tornano, la Presidente Ivana Caputo legge il dispositivo: la Corte condanna Alessia Pifferi a 24 anni di carcere, riconoscendone la piena capacità di intendere e di volere, pur rilevando un “disturbo del neurosviluppo” con immaturità affettiva.
@ Andrea Spinelli 2025. La presidente della Corte d’Assise d’Appello di Milano, Ivana Caputo, legge la sentenza che condanna Alessia Pifferi a 24 anni di reclusione. L’imputata assiste in piedi alla lettura del verdetto.
Si chiude così il secondo cerchio di una vicenda giudiziaria che ha fatto — e farà — discutere l’intero Paese.
Sky TG24 ha documentato l’udienza del processo ad Alessia Pifferi tenutasi il 19 settembre 2023 presso la Corte d’Assise di Milano, in cui l’imputata è accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte della figlia Diana. Il servizio, firmato dalla giornalista Diletta Giuffrida, mostra momenti di grande tensione e include anche una delle illustrazioni giudiziarie da me realizzate in aula.
Il servizio integrale è disponibile sul portale Sky:
Il comportamento di Alessia Pifferi in aula è apparso distaccato, quasi assente. “Il suo sguardo resta fisso per ore in un punto indefinito dell’aula”, racconta Giuffrida nel servizio televisivo. La donna ha risposto alle domande del Pubblico Ministero De Tommasi, spiegando perché avesse lasciato sola la figlia anche in altre occasioni.
Pifferi: “Le lasciavo due biberon di latte e due bottigliette di acqua e una di teuccio.” Pm: “E quando tornava in che stato la trovava?” Pifferi: “Bene, tranquilla.”
Le dichiarazioni in aula: un drammatico quadro personale
Durante l’interrogatorio, Pifferi ha ammesso che anche in passato aveva lasciato la figlia da sola. Secondo la sua versione, non pensava che potesse accadere qualcosa di irreparabile.
Sky TG24 – Processo Pifferi, l’imputata: “pensavo latte bastasse”.
Pifferi: “Io pensavo che quello il biberon che l’avevo lasciato bastasse.”
L’avvocato difensore, Alessia Pontenani, ha portato in aula il referto delle psicologhe del carcere: un quoziente intellettivo di 40, tra i più bassi registrati, e la diagnosi di una percezione alterata del tempo e della realtà.
Presente in aula anche la sorella dell’imputata, Viviana Pifferi, che si è costituita parte civile insieme alla madre. Alla domanda della giornalista Diletta Giuffrida, se avesse mai pensato di coinvolgere i servizi sociali, ha dichiarato:
La sorella dell’imputata, Viviana Pifferi.
“Essendo in grado di intendere e di volere, doveva farlo lei.”
Un passaggio che evidenzia la profonda frattura familiare e l’isolamento in cui viveva l’imputata.
L’illustrazione giudiziaria in aula: il disegno che racconta l’assenza
In questa udienza particolarmente intensa, la mia illustrazione giudiziaria è stata ripresa e mostrata nel servizio di Sky TG24. Un’immagine che documenta la scena e cattura l’atmosfera sospesa, la tensione e la distanza emotiva dell’imputata.
L’illustratore giudiziario Andrea Spinelli mentre ritrae l’udienza.
Trascrizione del servizio
Il suo sguardo resta fisso per ore in un punto indefinito dell’aula, mentre il Pubblico ministero le chiede conto di quei sei drammatici giorni del luglio 2022, quando dopo averla abbandonata da sola in casa, trovò sua figlia Diana, 18 mesi appena, morta di stenti nella sua culla. Sembra quasi non rendersi conto di dove si trovi Alessia pifferi, 37 anni, rossetto rosso e rosario al collo, che davanti alla Corte d’Assise di Milano deve ora rispondere di omicidio volontario pluriaggravato.
Tra decine di “non ricordo” ammette che sì, era capitato altre volte che lasciasse la figlia da sola in casa.
Alessia Pifferi: “Le lasciavo due biberon di latte e due bottigliette di acqua e una di teuccio. Pm De Tommasi: “…di teuccio. E quando tornava in che stato la trovava?” Alessia Pifferi: “Bene, tranquilla”.
Lo scorso luglio Alessia Pifferi fa quello che aveva fatto altre volte e non pensava, dice, potesse capitare una cosa del genere.
Alessia pifferi: “Io pensavo che quello il biberon che l’avevo lasciato bastasse”. Pm: “Sa che conseguenze può avere l’assenza di cibo, di acqua, di liquidi, lei lo sa? O non sa nemmeno questo adesso?” Alessia pifferi: “Io le chiedo gentilmente di non sgridarmi, per favore”.
Alessia Pifferi viveva nella casa di famiglia con i soldi che le mandava la madre dalla Calabria, 150, 200 euro al mese. Non sa chi è il padre di Diana, non sapeva, dice nemmeno di essere incinta.
Avv. Alessia Pontenani: “Le psicologhe del carcere, bravissime, l’hanno vista 29 volte. Alessia Pifferi ha un quoziente intellettivo di 40, che è all’uno percentile rispetto alla popolazione. Vede tutto come se fosse una diapositiva. Vede il momento, non ha idea del tempo che passa”.
In aula c’è la sorella dell’imputata Viviana Pifferi, lei vive a Milano e con la madre si è costituita parte civile contro Alessia. “Ha recitato tutta la vita”, dice, a favore di telecamere, “per lei la colpa è sempre degli altri”.
Diletta Giuffrida: “Ha mai pensato di chiamare i servizi sociali per aiutare sua sorella, per esempio? Viviana Pifferi: “Essendo in grado di intendere e di volere, doveva farlo lei”.