Il Post ha dedicato un approfondimento al lavoro di Andrea Spinelli, primo illustratore giudiziario in Italia, raccontando il ruolo dell’arte giudiziaria all’interno dei processi contemporanei.
Il Post dedica un approfondimento su Andrea Spinelli, l’unico illustratore giudiziario attualmente attivo in Italia.
L’articolo ripercorre la nascita e lo sviluppo dell’arte giudiziaria in Italia, una pratica diffusa ampiamente in Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e introdotta per la prima volta nel nostro Paese nel 2022 grazie al lavoro di Andrea Spinelli presso il Tribunale di Milano.
Attraverso un taglio narrativo e accessibile, Il Post racconta cosa significa disegnare in aula, osservare da vicino i protagonisti dei processi e tradurre in immagini momenti complessi, spesso delicati, che non possono essere ripresi dalle telecamere.
Uno sguardo alternativo alla narrazione del processo
Come evidenziato nell’articolo, l’arte giudiziaria offre uno sguardo diverso rispetto a quello delle riprese video, restituendo una dimensione più interpretativa e meno invasiva del contesto processuale.
“Andrea Spinelli disegna imputati e testimoni nelle aule di tribunale di Milano e dintorni, con uno sguardo meno intrusivo rispetto a quello di una telecamera.”
Il lavoro dell’illustratore giudiziario si inserisce così tra cronaca e interpretazione visiva, contribuendo a raccontare i processi attraverso immagini che sintetizzano gesti, tensioni e relazioni.
Un passaggio importante per la diffusione dell’arte giudiziaria
La pubblicazione su Il Post rappresenta un momento significativo nel percorso di diffusione dell’arte giudiziaria in Italia, contribuendo a far conoscere al grande pubblico una pratica ancora poco nota ma sempre più rilevante nel racconto dei processi.
Negli ultimi anni, il lavoro di Andrea Spinelli è stato utilizzato da numerose testate giornalistiche, televisioni e media nazionali, soprattutto nei casi in cui non è consentita la presenza delle telecamere in aula.
Durante il processo Impagnatiello, le mie illustrazioni giudiziarie sono state utilizzate dalla trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa su Rai 1, per raccontare al pubblico ciò che accadeva all’interno della Corte d’Assise di Milano, in un contesto in cui le telecamere non erano ammesse.
Il servizio, firmato dal giornalista Maurizio Licordari, ha ricostruito i momenti principali dell’interrogatorio, affidando alle immagini disegnate il compito di restituire posture, distanze, silenzi e tensioni dell’aula.
Porta a Porta: le illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzate durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
In aula erano presenti giornalisti, familiari e parti processuali. L’assenza delle telecamere rendeva impossibile una documentazione visiva diretta, e proprio per questo le illustrazioni giudiziarie sono diventate uno strumento narrativo essenziale per la televisione.
I disegni hanno permesso di mostrare la disposizione dei soggetti, i momenti dell’interrogatorio e la dinamica delle dichiarazioni, restituendo un racconto visivo rispettoso ma preciso.
Porta a Porta: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzate durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
Il racconto televisivo dell’interrogatorio
Il servizio ha sintetizzato cinque ore di interrogatorio, sottolineando come molte risposte siano apparse dettagliate ma non sempre convincenti alla luce dei riscontri investigativi.
Porta a Porta: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzate durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
L’udienza ha rappresentato uno snodo importante del processo, anche per la presenza dei familiari della vittima e per il clima emotivo particolarmente intenso.
Porta a Porta: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzate durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
Trascrizione del servizio televisivo
Alessandro Impagnatiello: “ Perché ho ucciso? È una domanda che non avrà mai risposta. Non ci sarà mai un motivo per questa violenza”.
Cinque ore di interrogatorio, con tante risposte dettagliate, anche se non sempre convincenti agli occhi delle parti civili e alla luce dei riscontri investigativi. E con questa domanda che rimane sospesa.
Si continuerà il 10 giugno, ma intanto Alessandro Impagnatiello ha iniziato a raccontare la sua verità sull’omicidio di Giulia Tramontano, la sua fidanzata, uccisa a Senago mentre era incinta al settimo mese.
Ricostruisce tutto in Impagnatiello, senza telecamere in aula, ma con tanti giornalisti e con la famiglia di Giulia. La sorella Chiara va via mentre lui inizia a parlare. Il fratello Mario resta accanto alla madre Loredana, che ascolta praticamente fino alla fine.
Giulia aveva scoperto la sua doppia vita, la relazione parallela che lui aveva iniziato con una collega. Con quella ragazza, si era incontrata proprio quel giorno, poi era tornata a casa.
Alessandro Impagnatiello: “Si era fatta un taglio a un dito, era chinata a cercare un cerotto in un cassetto. Non mi parlava. Mi sono messo dietro di lei con un coltello in mano, e quando si è alzata l’ho colpita al collo”.
“Quante volte?” gli chiedono, “non lo so” risponde, “io ne ricordo una, sui giornali ho letto trentasette”. Il racconto diventa ancora più agghiacciante quando si parla del dopo. Lui che va dall’altra donna, mentre la aspetta cerca i risultati delle partite di calcio, Atalanta-Inter, come se nulla fosse.
Nel lungo interrogatorio parla anche del veleno per topi, che ammette di avere somministrato due volte a Giulia.
Alessandro Impagnatiello: “L’ho usato perché volevo provocare un aborto, non volevo farle del male. Avevo paura che la gravidanza rovinasse il rapporto tra noi due”.
Abortire, come aveva già fatto l’altra ragazza, rimasta incinta, anche lei a meno di un mese di distanza da Giulia.
Alessandro Impagnatiello: “Ho costruito un infinito castello di bugie, un mare di bugie in cui io stesso sono annegato”.
Come dopo il delitto, quando tenta di depistare le indagini.
Alessandro Impagnatiello: “Tutti la cercavano, io sono andato a pranzo da mia madre, avevo il corpo di Giulia nel bagagliaio. Volevo bruciarlo ma non ero riuscito a renderlo cenere”.
La madre di Giulia va via, provata. È l’anniversario della morte della figlia, ricordata a Senago in serata.
Loredana Femiano: “Oggi parlate solo di Giulia, oggi è il giorno di Giulia. Solo questo dovete fare”.
Porta a Porta: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzate durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
Le immagini come memoria visiva del processo
Nel racconto televisivo, le illustrazioni hanno funzionato come una vera e propria memoria visiva dell’udienza: non una ricostruzione scenografica, ma un documento disegnato in tempo reale.
In contesti giudiziari dove l’accesso delle telecamere è vietato, questo tipo di immagini diventa spesso l’unico strumento capace di restituire al pubblico una percezione concreta dello spazio e delle relazioni tra i protagonisti del processo.
Porta a Porta: in studio, sullo sfondo, una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli. I disegni sono stati realizzati durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello e utilizzati durante la trasmissione per ricostruire parte dell’udienza.
L’Illustrazione Giudiziaria è tornata ad avere un ruolo centrale nel racconto pubblico di un’udienza particolarmente attesa: quella del processo per l’omicidio di Giulia Tramontano, celebrata presso la Corte d’Assise del Tribunale di Milano.
In un contesto in cui le telecamere non erano ammesse in aula, i miei disegni realizzati dal vivo sono stati utilizzati nel servizio televisivo della trasmissione Pomeriggio Cinque, firmato dal giornalista Alessandro Piccioni.
Pomeriggio Cinque: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello.
L’assenza di riprese video all’interno dell’aula rende l’Illustrazione Giudiziaria uno strumento narrativo fondamentale. Il disegno dal vivo consente di documentare posture, distanze, relazioni tra i presenti e clima emotivo del momento processuale.
In questa udienza, le tavole mostrate in televisione hanno accompagnato il racconto giornalistico, offrendo un supporto visivo essenziale per comprendere la disposizione dei protagonisti e la tensione della giornata.
Pomeriggio Cinque: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello.
Un racconto visivo al servizio dell’informazione
Le immagini trasmesse mostrano diversi momenti della giornata, tra cui le testimonianze e la presenza dei familiari.
In televisione, queste Illustrazioni Giudiziarie hanno permesso agli spettatori di “entrare” simbolicamente nell’aula, pur nel rispetto delle norme che vietano le riprese.
Pomeriggio Cinque: una delle illustrazioni dell’artista giudiziario Andrea Spinelli, realizzata durante il processo a carico di Alessandro Impagnatiello.
Trascrizione del servizio televisivo
Tribunale di Milano, è il giorno dell’ottava udienza del processo per l’omicidio di Giulia Tramontano, a un anno esatto dalla sua terribile morte parlerà oggi in aula l’imputato Alessandro Impagnatiello.
Sono le ore 9:10, ecco li vedete, stanno arrivando i suoi legali, Giulia Geradini e Samanta Barbaglia.
Avv. Giulia Geradini: “Si sottopone all’esame, tranquillo, non ha voglia di parlare, di spiegare tutto quanto”.
Avv. Samanta Barbaglia: “È un momento quasi liberatorio per lui, diciamo così, perché è il momento di dire la verità, dopo tante bugie”.
Da Sant’Antimo sono arrivati anche i parenti di Giulia, sta arrivando mamma Loredana, i fratelli Chiara e Mario, oltre alle zie della ragazza. È assente invece il papà Franco Tramontano, come pure i familiari dell’imputato.
Alle ore 9:51 entra in aula davanti alla Corte d’Assise di Milano Alessandro Impagnatiello, indossa una maglia bianca, jeans chiari, barba e capelli incolti. L’udienza inizia con la testimonianza del luogotenente Giulio Buttarelli, il carabiniere che guidò le indagini.
C’è ora una breve pausa e si riprenderà alle ore 11:30 con la deposizione di Impagnatiello, ma prima dell’inizio dell’interrogatorio la sorella di Giulia esce dall’aula.
Per più di due ore l’imputato risponde alle domande della PM.
Alle ore 13:45 c’è un’altra pausa, in queste due ore Alessandro Impagnatiello ha parlato con tono tranquillo, ma la voce si è rotta nel ripercorrere le drammatiche sequenze dell’omicidio di Giulia Tramontano. Ha ammesso tutto, anche di aver avvelenato lei e il piccolo Thiago.
Oggi su Libero è uscita una mia intervista firmata da Giorgia Petani, una chiacchierata intensa in cui abbiamo parlato di Arte Giudiziaria e del percorso che mi ha portato nelle aule di tribunale dal 2022.
«Così coloro le emozioni della giustizia»: l’intervista all’illustratore giudiziario Andrea Spinelli per Libero.
È stato interessante ripercorrere questi anni e rivedermi attraverso le sue domande: dagli inizi inattesi alla vita quotidiana tra processi, emozioni e silenzi. Un lavoro che continua a sorprendermi a ogni udienza.
Un estratto visivo dal mio mondo
Nel pezzo è presente anche una fotografia che racconta il contesto in cui vivo questo mestiere.
«Così coloro le emozioni della giustizia»: l’intervista all’illustratore giudiziario Andrea Spinelli per Libero
Se vuoi leggere l’intervista completa, puoi trovare il contenuto sul numero odierno di Libero.
Il podcast “Una Colazione Podcast” di Martina Prandina ha ospitato Andrea Spinelli, il primo illustratore giudiziario d’Italia. In questo episodio, Andrea condivide la sua storia e il percorso che lo ha portato a raccontare, con il linguaggio dell’arte, le aule di tribunale italiane.
Arte e giustizia, un racconto d’acquerello
Durante la conversazione, Andrea parla della nascita della sua passione per l’illustrazione e di come questa si sia intrecciata con il mondo giudiziario, dando origine a una professione nuova per l’Italia: quella dell’illustratore giudiziario. Le sue parole restituiscono l’atmosfera sospesa delle aule di giustizia e la sensibilità di chi, attraverso il disegno, trasforma il processo in un racconto umano e visivo.
Un dialogo intimo e autentico
L’episodio offre uno sguardo autentico sul rapporto tra arte e verità, tra osservazione e partecipazione emotiva. Andrea racconta come ogni udienza diventi un incontro tra la cronaca e la coscienza, e come l’acquerello sappia restituire la delicatezza di momenti che le telecamere non possono cogliere.
L’illustrazione giudiziaria è protagonista del servizio di Studio Aperto dedicato alla mostra di Andrea Spinelli, esposta fino al 23 maggio al Palazzo di Giustizia di Milano.
Andrea Spinelli spiega il suo metodo unico: “Io scatto come tante fotografie, una dopo l’altra, e poi quando ho capito qual è la cosa importante da cogliere, faccio una sorta di mash-up, di collage.”
L’arte di Spinelli si basa su tratti veloci e intensi che fissano espressioni e gesti, trasformando la realtà in un racconto visivo potente, capace di superare la semplice fotografia.
La mostra presenta 16 lavori scelti tra oltre 200 acquerelli, inclusi momenti toccanti come quelli del processo per la strage di Erba e scene che ritraggono l’attesa per la prima udienza del processo Impagnatiello, disegnata a matita e dedicata ai giornalisti.
Il Presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, sottolinea:
“L’abbiamo provato e sperimentato al Tribunale di Milano proprio con questa finalità, di fare trasmettere all’esterno emozioni che non sono altrimenti rappresentabili.”
Le illustrazioni di Spinelli raccontano inchieste giudiziarie importanti degli ultimi anni, in cui le telecamere non sono potuto entrare, mostrando il volto umano e le emozioni di chi vive il processo.
Come afferma lo stesso Spinelli: “Delle piccole storie che raccontano storie più grandi, storie di crimini efferati, storie di emozioni che vengono vissute in aula.”
L’illustrazione giudiziaria arriva per la prima volta in mostra nel cuore del Palazzo di Giustizia di Milano, ed è Sky TG24 a raccontarne la potenza espressiva con un servizio dedicato andato in onda nella rubrica Il Testimone.
La mostra, firmata da Andrea Spinelli, primo illustratore giudiziario italiano, raccoglie 16 acquerelli selezionati e realizzati dal vivo durante tre anni di udienze. Non semplici istanti, ma emozioni vive: lo sguardo di una madre, le lacrime di un’imputata, il silenzio carico dei giudici. Una narrazione che supera il linguaggio giornalistico tradizionale, restituendo umanità alla giustizia.
«Le aule sono piene di storie ed emozioni», racconta Spinelli. «Io cerco di tradurle in immagini». L’illustrazione giudiziaria si fa così strumento narrativo e civile: non spettacolarizza, ma avvicina. Non invadente, ma profondamente partecipativa.
A sostenere il valore di questa forma espressiva anche le parole del Presidente del Tribunale Fabio Roia, che la definisce «un’arte gentile, capace di rappresentare le vere emozioni, con rispetto». Il tesoriere dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Giovanni Briola, sottolinea il suo impatto umano: «Viene umanizzato sia l’imputato che la vittima».
La tecnica, affonda le sue radici nella tradizione americana del live courtroom sketching, ma in questa mostra si carica di uno sguardo tutto italiano. Il gallerista Federico Rui osserva: «In Italia la giustizia è sempre stata rappresentata in modo allegorico. Qui, invece, si pone l’accento sull’atto del giudicare stesso».
Con questa mostra, Andrea Spinelli segna un punto di svolta: l’illustrazione giudiziaria non è solo cronaca, ma anche memoria culturale e civile.
L’Illustrazione giudiziaria al centro del servizio del TG1, che ha raccontato la mostra di Andrea Spinelli al Tribunale di Milano. Un viaggio intenso tra le aule giudiziarie italiane attraverso gli acquerelli del primo illustratore giudiziario italiano.
“Il Tribunale è un luogo anche di sofferenze, che io cerco di catturare attraverso gli acquerelli”, racconta Spinelli nel servizio di Elena Fusai, andato in onda al TG1.
Le sue illustrazioni colgono emozioni che sfuggono alle telecamere: silenzi, tensioni, lacrime. Immagini che non descrivono solo i fatti, ma ciò che accade dentro le persone coinvolte.
Tra i casi raccontati, quello di Giulia Tramontano: la madre della giovane donna incinta, uccisa dal compagno, ascolta in aula i dettagli dell’omicidio.
“Mi sono domandato dove trovasse la forza e la dignità”, dice Spinelli.
C’è anche il processo d’appello per l’omicidio di Carol Maltesi. Il difensore aveva detto:
“Non esistono mostri, ma uomini che fanno cose mostruose.”
In un altro acquerello, Alessia Pifferi ha lo sguardo nel vuoto: è accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi.
Il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha commentato:
“Rappresentare la giustizia, i processi, le emozioni di chi ne prende parte in maniera meno morbosa, più partecipativa.”
La mostra non si limita alla cronaca, ma tocca anche i temi della riabilitazione: come nel caso di Nuccio, detenuto che trova nuova forza grazie al supporto di un terapeuta.
“È un po’ il senso, insito nella Costituzione italiana: aiutare i detenuti a reintegrarsi socialmente”, conclude Spinelli nel servizio.
Un servizio televisivo e una mostra che celebrano un linguaggio visivo umano, rispettoso, coinvolgente. Un modo nuovo per guardare la giustizia con empatia e profondità.
Sky TG24, attraverso un articolo di Diletta Giuffrida, ha dedicato un approfondimento al mio lavoro di illustratore giudiziario, raccontando come l’arte giudiziaria sia arrivata in Italia e il ruolo che ho avuto nel portarla nelle aule dei tribunali. Attraverso i miei acquerelli, documento i processi più seguiti, offrendo un racconto visivo di ciò che accade in udienza. L’articolo ripercorre la nascita del mio progetto, il suo impatto mediatico e culturale e l’importanza di questa forma di narrazione. Nell’articolo è presente anche una gallery di alcune illustrazioni giudiziarie.
La giustizia dunque. Arriva con quella mail di settembre 2022 alla quale il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, risponde subito con un “sì, si può fare”, consapevole forse che la vita, le storie e le inchieste che finiscono – loro malgrado – in quelle aule di giustizia sono, da sempre, in qualche modo uno specchio anche della società che siamo diventati e come tale, da sempre, diventano notizie. Ma il racconto ha bisogno di immagini e l’illustrazione giudiziaria, con altre, permette di dare un colore al racconto, forse persino in modo più morbido.
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.
Nel Marzo 2024, Studio Aperto Mag trasmette su Italia 1 un servizio di approfondimento sull’illustrazione giudiziaria a cura di Gigi Sironi. Gigi ha seguito con me un’udienza in Corte d’Assise a Milano, mentre ero intento a ritrarre dal vivo ciò che accadeva in aula.
Abbiamo parlato di linguaggi alternativi, di narrazione morbida, di ricerca e tempi diversi da quelli televisivi, di arte all’interno del contesto giudiziario. È stata una chiacchierata davvero interessante, diventata poi un servizio disponibile qui:
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.
Gigi Sironi:Il pennello e gli acquerelli non si fermano neanche nei momenti di pausa dell’udienza. Ma nella sua borsa non ci sono sentenze e documenti, c’è un boccettino d’acqua che serve per diluire i colori, e spunta un asciugamano, dove Andrea intinge il pennello. Il suo è un lavoro veloce ma sapiente, attento: ogni tratto è calibrato.
Andrea Spinelli: Questo progetto ha l’ambizione di voler, come dici tu, ammorbidire ciò che viene ritratto, ciò che viene visto durante i processi.
G. S.:Costruire una narrazione morbida, è questo che fa il ritrattista giudiziario. A bassa voce, lo intervistiamo mentre lavora nel bel mezzo di un’udienza della Corte d’Assise in Tribunale a Milano.
A. S.: In America è proprio una cultura che dura, pensa, addirittura dai tempi dei processi alle streghe di Salem.
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.
G. S.: in America li chiamano courtroom sketchers, tradotto significa “abbozzatori di tribunale”. Da noi Andrea Spinelli è l’unico, per il momento, perché in Italia è la prima volta in assoluto che un ritrattista giudiziario entra in aula per assistere alle udienze.
A. S.: Trovandomi in Corte d’Assise che è, appunto, la sezione dove vengono processati i crimini più violenti, più scioccanti per la comunità, ciò a cui do più attenzione sicuramente sono le reazioni emotive.
G. S.: Si tratta di fermare su carta, impressionare, un momento dell’udienza che racconta quella giornata in aula.
A. S.: Questo era un momento particolarmente intenso in cui si raccontava proprio della scoperta dell’accaduto. Poi, la tecnica che ho acquisito negli anni dipingendo ad acquerello, è molto espressiva e, quindi, si lega molto bene a questa ricerca che faccio. Perché è proprio una ricerca, mi interessa la parte umana, psicologica. È questa la parte più interessante di questi processi secondo me. È anche importante riuscire a entrare in quello che si dice, in quello che viene discusso e sentirlo, riportarlo. Diventi un po’ come una sorta di spugna, come se fosse un mosaico di tante piccole situazioni, tante piccole storie, che sono concatenate e possono raccontare una una vita o un pezzo di vita, in un momento spesso tragico, come accade in questa sezione del Tribunale.
G. S.: In Corte d’Assise vengono giudicati i crimini più violenti e i casi di cronaca più scioccanti per la comunità. Il lavoro del ritrattista è proprio quello di scavare la ricerca di una reazione o di un’emozione per poi illustrarla, che è come raccontarla, ma mettendole davanti un filtro.
A. S.: È il termine esatto, un filtro che permette di assorbire queste informazioni, anche con un tempo diverso. Il fatto che si tratti appunto di vite, di condizioni, di epiloghi molto molto pesanti, questo mi dà ancora di più la sensazione di dover trasmettere nel modo corretto quello che vivo qui dentro.
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.
Titoli del telegiornale: Diciotto anni dopo torna in aula la Strage di Erba. Uccisa con trentasette coltellate dal fidanzato. Folla all’apertura del processo.
G. S.: Quello che succede all’interno di un’aula di tribunale, a volte, non si può riprendere, ma si può illustrare. Fermare con degli acquerelli su un foglio di carta, è questo il lavoro di Andrea.
A. S.: Questo progetto nasce anche con la consapevolezza che, a volte, la narrazione puramente fotografica, visiva, può risultare aggressiva. Uno degli scopi, l’ambizione di questo progetto è riuscire a raccontare in un modo meno crudo ma, allo stesso tempo, impattante, ovviamente, ma più morbido.
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.
G. S.: Se per questioni di sicurezza o di ordine pubblico i mezzi di ripresa audiovisiva non sono ammessi in aula, questo progetto sperimentale di arte giudiziaria rappresenta una terza via, come spiega il dottor Fabio Roia, Presidente del Tribunale di Milano.
Pres. Fabio Roia: In realtà non si tratta di un passo indietro rispetto alla tecnologia, ma secondo me di un passo avanti o di un passo di riflessione, perché la possibilità di riprendere, anche in maniera meno aggressiva i volti, le espressioni, i tratti delle persone che sono i protagonisti di un processo penale, è una forma che coniuga un velo di attualità e di cronaca giudiziaria, ma anche e soprattutto di arte.
G. S.: Qui, vedete, ci siamo anche noi giornalisti con le telecamere, ma parliamo di due linguaggi diversi.
A. S.: Il mio sogno è renderlo proprio un linguaggio alternativo a quello delle telecamere o, comunque, uno strumento in più, anche per voi professionisti di questo settore, per raccontare questo tipo di realtà.
Immagine tratta dal servizio “Il mestiere del ritrattista giudiziario” di Studio Aperto Mag.